monica silva

L’anima brasiliana che fotografa: Monica Silva

L’architettura, qualcuno ha detto, e’ l’incontro della scultura e della pittura.

Monica Silva

Se quel qualcuno fosse vivo ancora oggi, aggiungerebbe un’altra arte alla lista: la fotografia.

Non c’e’ dubbio, la fotografia e’ una forma di espressione artistica che nata nel secolo scorso e’ diventata oggi un mezzo di espressione, una linguaggio completo.

Un linguaggio che molti parlano in modo semplice, rozzo, sono quelli che immortalano qualunque soggetto, con qualunque mezzo, spesso con il telefonino . Questi “autori” si compiacciono quando, mostrando agli amici qualche foto di un tramonto o di un gattino vengono omaggiati con un “che bella foto!”. Ed ecco che il linguaggio diventa semplice, banale.

E poi esistono persone che questo linguaggio lo studiano, lo sviscerano, lo esplorano, lo amano. E così riescono a dare vita a  qualcosa di nuovo.

Una di queste persone si chiama Monica Silva, professione fotografa.

Collabora con diverse testate giornalistiche e artisti del panorama musicale italiano.

Fortunato ad essere suo amico, altrimenti non so come avrei potuto “intercettarla”, sempre in pellegrinaggio tra Bologna, dove vive, Roma e Milano mete di lavoro.
E Venezia dalla quale e’ ritornata settimana scorsa, direttamente dalla Mostra del Cinema.

Marco D’Andrea: Ciao Monica, do subito il peggio di me curiosando la tua carta d’identità e trovo scritto…
Monica Silva: Monica Silva, nata a San Paolo (Brasile) il 13 marzo (per rispetto del gentil sesso non svelo l’anno, ndr.).
Professione: Fotografa (ovviamente).

MD: Pensi di essere nata fotografa, oppure e’ una passione nata nel tempo?
MS: Sono nata fotografa, mentre ancora non ero consapevole cosa fosse veramente la fotografia, utilizzavo quotidianamente le fotografiche usa e getta Kodak. Ricordo ancora i brividi quando attendevo lo sviluppo e sfogliavo le stampe tra le mani!

MD: Come hai sviluppato questa passione innata?
MS: Sono autodidatta, si dice cosi? Non ho mai frequentato una scuola di fotografia. Ho letto vari libri, fatto molta pratica, inventati tanti set prima di intraprendere la professione. Direi

Il cantante Samuele Bersani

che ha sempre fatto parte della mia vita,  prima o poi doveva accadere che diventasse qualcosa di più importante.

MD: Hai avuto molte esperienze lavorative come aiuto regista a fianco di importanti autori; quanto il cinema ha influito nel tuo stile fotografico?
MS: Credo che tutt’oggi ho forti influenze cinematografiche. Vado spesso al cinema, guardo tantissimi DVD e sovente mi capita di ritrovare le “mie” inquadrature, suggerimenti fotografici nei miei servizi. Se non avessi fatto la fotografa di certo sarei diventata una regista.

MD: Quali sono i fotografi ai quali ti ispiri? Se dovessi dirmi il nome di un “maestro”, chi uscirebbe fuori dal cappello?
MS: Prima di tutto per quanto riguarda il fotoreportage amo la fotografia di Henri Cartier-Bresson; le sue immagini mi danno voglia di vedere dal vivo certe situazioni create nei suoi viaggi, poi sono appassionata dalle immagini di Peter Lindberg. E’ unico uomo fotografo per me che sa ritrarre realisticamente l’universo femminile. Il suo obiettivo cattura la donna con sguardo non invadente, delicato, senza volgarità, con delicatezza poetica. Adopera luci semplici e set scarni ma quando il soggetto comunica e lui attraverso il suo sguardo, traduce.
Mi piacciono molti altri, la lista sarebbe lunga,  Ami Vitale, per esempio, una donna che coglie attimi nel mondo con tanta poesia. Ecco, sarei onorata di incontrare questi nomi un giorno per scambiare chiacchiere in amicizia sulla fotografia.

MD: Pellicola, digitale, quale’ il tuo rapporto con questi due differenti supporti? Lo sviluppo tecnologico ha sancito senza dubbi la vittoria (apparente?) del digitale, per la precisione, la velocita’ di esecuzione e la liberta’ di modificare le immagini. Pensi che la pellicola sia definitivamente morta?
MS: Ancora oggi quando ho tempo mio, senza richieste commerciali, faccio scatti con la pellicola. Le Ilford FP5 plus 400,  Ilford Pan-F 50, Ilford Delta 100, Le Velvia Pro 160 C, Pro 400 H, la Velvia Super Reale 100 e 120 sono le mie preferite nella mi a Nikon F5 e la Pentax 6×7. Dunque direi per chi viene da queste esperienze, non può fare morire la pellicola. La differenza c’è e si vede, credimi.
Purtroppo nel mio quotidiano dovuto spesso alla fretta delle consegne si fa uso del digitale. Nel mio corredo ci sono macchine Nikon delle ultime generazioni e anche Hasselblad.
La mia opinione è che con il digitale si è perso molto la VERA fotografia. Oggi tutti sono fotografi. Il computer “aggiusta” molti errori e così sembra che chiunque riesca a fare dei capolavori.

L’attrice Carolina Crescentini, Mostra del Cinema di Venezia

MD: Ritratti, still life, travel photography, tutte tipologie che fanno parte del tuo portfolio. Quale tra questi preferisci e perché?
MS: Tutta la mia passione è per l’arte del ritratto. Sconfiggere le insicurezze, i lati non belli di una persona e farla diventare ciò che lei si vede ed il suo ritrovarsi nelle mie immagini, è impagabile!

MD: L’Italia per quanto sia un paese meraviglioso, non può purtroppo essere considerato tra quelli che pensano alle arti e alla creatività come un valore da sviluppare; a ben vedere dagli ultimi tagli al settore della cultura si può dire che chi vuole lavorare in un settore creativo (come la fotografia, o anche l’architettura se permetti di considerarmi tra i creativi!) deve lottare contro un’idra a sette teste che ti ostacola in ogni modo; tu cosa ne pensi?
MS: Qui si apre un ampio dibattito. Penso che il vostro paese dovrebbe dare lezione al mondo per quanto riguarda l’arte nei suoi più variegati aspeti, l’architettura, la pittura, l’arte culinaria, l’arte del vestirsi ecc. Invece gli italiani hanno fatto una implosione culturalmente parlando. I mass media, trasmettono l’uso facile  della vita senza sforzi. Sembra che per diventare qualcuno devi “darla” a chi sta al potere oppure un ragazzo giovane deve finire a fare i talent show. Non c’è un programma per invogliare la gente a leggere, a studiare nuove lingue, nuove culture e tecnologie. Lo stato dovrebbe aiutare la gente a crescere culturalmente perchè solo un paese colto sa distinguere il bene dal male, può crescere in modo sano. Sono 20 anni che vivo in Italia e vedo sempre le stesse cose, le stesse facce, la stessa politica, stessi problemi economici. Non esistono piani urbanistici rinnovatori e quando si costruisce una nuova area come nel sud, basta una piccola scossa per demolire tutto, uccidendo chi ci abita. Ho vissuto a Londra e quando sono tornata qualche anni dopo in città, mi ha preso un colpo, quasi non riconoscevo le strade in cui camminavo tutti i giorni! Sono andata in Brasile, e mi sono ritrovata in una nuova città! Non riconoscevo più niente. Palazzi nuovi, strade nuove, pieno di verde e un gran benessere rispetto a come avevo lasciato Sao Paulo. La politica di questi due paesi erano cambiati, portando aria nuova e nuove prospettive per il paese. L’Italia, vecchia come il mondo, si trova indietro anni luci nello sviluppo tecnologico, nel pensiero della gente, nella cultura dei nostri bambini!  Forse sono polemica ma questo è ciò che penso.

La cantante Dolcenera

MD: All’università mi hanno insegnato come progettare, come rispettare le tradizioni costruttive e le pre-esistenze, come analizzare un contesto urbanistico. Mai nessuno ha avuto il sospetto che sarebbe potuto essere utile insegnarci anche che il lavoro dell’architetto e’ 80% pubbliche relazioni. Immagino che pure nel tuo lavoro sia importante sapere autopromuoversi e allacciare buoni contatti di lavoro, giusto ?
MS: Le pubbliche relazioni nel nostro lavoro credo siano tutto.
Sapersi vendere, comunicare e trasmettere il tuo sapere è importantissimo per attirare nuove opportunità. Con questo dico che serve molto autoistruirsi, avere una dialettica sciolta e sapere di cosa parlare nelle riunioni, nelle cene, negli incontri casuali. Io lo trovo un ottimo esercizio per tenermi informata sulle nuove tendenze, letteratura, e avvenimenti che accadono intorno a noi.

MD: Un episodio della tua carriera di fotografa che non dimenticherai mai?
MS: Più che un episodio, un momento. E’ stato quando la redazione di Max mi ha chiamata per fare un reportage a Londra. Era il mio primo lavoro redazionale e mi sembrava un sogno. Mi domandavo se avessero sbagliato numero di telefono! E’ stato emozionante e non lo dimenticherò mai. Qualcuno finalmente aveva scommesso su di me.
Per quanto riguarda i servizi fotografici, ogni occasione ha lasciato un segno indelebile. Ogni singola persona che ho fotografato, rappresenta un ricordo importante, di forte potere emotivo. Sono tutti figli del mio sguardo. E le mamme si sa, ha uno sguardo particolare verso i propri figli.

Oslo

MD: Per concludere, vorresti rispondere a una domanda che NON ti ho fatto?
MS: Sì un domanda c’è: Quale le tue aspettative per il futuro della tua professione?
La risposta è: Vorrei lasciare un segno del mio passaggio su questa terra, da imprimere negli anni.  Vorrei sconfinare i paesi e immaginare che un giorno  qualcuno guarderà le mie immagini e magari  penserà: una semplice anima brasiliana con il niente ha immortalato la bellezza nell’anima delle persone.


Tweet

M.D.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...