barbapapa_d_01...

Resta di stucco…è un Barbaprogetto!

Colorati, di quei colori vivi che attiravano subito l’occhio, con gli occhi grandi, due forellini sotto come naso, la bocca larga e quella forma simile ad una arachide, che potevano cambiare come volevano.

I Barbapapà
I Barbapapà

Chi è nato nei ’70 sa di chi parlo. I Barbapapà, quei fantastici personaggi che, personalmente, non vedevo l’ora che cambiassero forma.

Ma che c’entrano i Barbapapà con il mondo dell’architettura? C’entrano, fino dalla loro nascita, o meglio da chi ha dato loro la vita, Annette Tison, architetto e designer. Insieme al marito Talus Taylor, professore americano di biologia e matematica inventarono questi personaggi, secondo la leggenda, in un bistrot di Parigi dove risiedevano al tempo, nel 1969, scarabocchiando sopra un tovagliolo di carta.

Proprio come i loro genitori, seguaci della cultura ecologista che stavano nascendo in quegli anni, i Barbapapà portavano avanti il messaggio di rispetto per l’ambiente, quando la “simple life” si viveva in quartieri a misura d’uomo, fatti di piccole villette di 2 piani dallo stile pseudo-liberty, uno skyline tipico delle zone extraurbane che si potevano trovare oltre la cintura parigina in quegli anni. E’ qui che viveva la numerosa famiglia.
Tutto bene finché , nella racconto dal titolo (vagamente socialista) “Il problema della casa” (che potete vedere ) il “progresso” arriva a bussare alla loro porta, impersonato da un ometto sovrappeso e sigaro-dipendente, che con fiero sorriso da agente(007) di commercio mostra il progetto della nuova residenza, un casermone grigio, casualmente (?) molto simile ad una famosa architettura francese, la Unité d’Habitation realizzata a Marsiglia nel 1946 da uno dei Maestri del XX secolo, Le Corbusier.

la Unitè d Habitation di Marsiglia

Fatti trasferire in fretta e furia, mentre le ruspe demoliscono senza pietà le case naif, i nostri gommosi amici non sembra si trovino bene, tutti ammassati all’ennesimo piano di questo palazzone senza carattere, in un open space spoglio, grigio, così razionalmente…dritto, ovvero l’esatto opposto della natura Barbapapesca.
Così i nostri decidono di andarsene e di costruire da sé l’abitazione più adatta alla loro curiosa natura.
Si allontanano da una città che ha più ciminiere di quanti chiodi spuntano dalla faccia di Hell Raiser e raggiunta la campagna, inizia la realizzazione del nuovo edificio: la materia prima non sono i mattoni, ma la barbaplastica ,che “ si impasta come il cemento” e viene fatta colare sul pacioso capofamiglia che si presta a fare da cassaforma.

L'odissea abitativa dei Barbapapà
L’odissea abitativa dei Barbapapà

Così, assemblando un modulo sferico dopo l’altro, nasce questa nuova architettura, all’interno delal quale ognuno ha il suo spazio personalizzato a dovere, le piante crescono rigogliose e si adattano naturalmente agli spazi organici.

La cosa meravigliosa è che a volte l’architettura supera la fantasia e la fantasia diviene realtà.

Le Bubble House di Antti Lovag in Francia (sinistra)  e del gruppo spagnolo Atelier Rinaldo (destra)

Uno dei primi realizzatori di questo tipo di edifici, definite “Bubble-House” è stato l’architetto ungherese Antti Lovag che realizzò vicino a Nizza un complesso così spettacolare da esser designato a diventare monumento storico nazionale dal Ministero francese della Cultura.

L’esempio di Lovag (o più probabilmente quello dei Barbapapà ) ha ispirato lo studio spagnolo Atelier Rinaldo, che propone un intero complesso che sembra arrivare direttamente dal progetto dell’architetto Barba Barba (il nero e ispidamente puntuto Barbapapà artista), anche se a quanto pare, al momento queste bubble house non sono state realizzate da alcuna parte.
Forse, la maggior parte degli investitori e costruttori preferisce ancora i casermoni grigi che rendono di più a discapito di una qualità di vita discutibile.

per dirla come i registi fratelli Cohen, forse questo “non è un paese per Barbapapà”…


Tweet

M.D.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...